
Se c'è una cosa innegabile è che al giorno d'oggi non ci sono più i maschi di una volta.
Non sto parlando del fatto che non c'è più la galanteria o stronzate del genere, ma è indubbio che l'Uomo è cambiato ed è cambiata anche la sua rappresentazione.
Prendiamo ad esempio uno dei miei eroi attuali:
Hank Moody, alias
David Duchovny in
Californication.
Innamorato ma dannatamente poligamo.
Insicuro ma egocentrico e pieno di se.
Creativo ma audistruttivo.
In pratica un cucciolo smarrito e pieno di potenzialità. Quanti uomini la fuori nel mondo hanno gli stessi problemi. Sesso facile e talento da scrittore a parte, Hank Moody rappresenta l'uomo moderno, che ha difficoltà a trovare la propria strada in un mondo alla deriva.
Proprio come Hank, Carlo, il dermatologo protagonista di
Solo un Padre rappresenta quello stesso uomo. Non scopa in giro, non fuma, non è sempre ubriaco, ma come Hank è insicuro e non riesce ad incanalare la propria vita sui binari del "quello che vuole".
Ma a differenza di
Californication (almeno la prima stagione, perché purtroppo la seconda è peggiore), in
Solo un Padre questo bel ritratto maschile non è incisivo.
Luca Argentero è bravissimo e
Luca Lucini è decisamente un bravo regista, ma la scrittura del film non arriva. Poche sfumature avrebbero potuto rendere
Solo un Padre un universale ritratto al maschile, mentre, alla fine, si riduce tutto al classico italico-cattolico senso di colpa e ad una possibile redenzione. E il dermatologo Carlo, uomo così maledettamente moderno e imperfetto, avrebbe meritato di meglio.
Piccolo spazio auto-pubblicità: la mia recensione su
Nouvelle Vague