Chi sono

Blogger: sarathehutt
Se fosse nata negli Stati Uniti sarebbe potuta essere la nuova Sharon Stone, ma così non è stato... e si vede...

Sara, aka Sarathehutt, è pubblicista, si occupa di contenuti web ed è sempre sorridente. Non ha mai avuto tempo di laurearsi perché è sempre troppo impegnata in qualcos'altro: cucinare, bere vino, scrivere, pensare alla sua prima regia, cantare, stare in mezzo alla gente, ballare, andare al mare... ma anche, e a volte purtroppo, lavorare! Ma la vera passione di Sarathehutt è guardare film e serie tv.





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08/09/2007

Com'è triste lasciare Venezia...

Solo tre aggiornamenti. E il terzo, questo, l'ultimo, lo sto scrivendo dalla Brianza. E si, ormai son tornata a casa, la mia esperienza a Venezia è finita e già mi manca.
Sono stati 11 giorni bellissimi. 11 giorni che mi sono sembrati due mesi e mezzo (Espiazione mi sembra di averlo anche più di tre mesi fa). Tanto cinema, tanti amici (vecchi e nuovi), tanti panini, tante code, tanti critici, tanti giornalisti, tante risa, tanto, tanto, tanto sonno (non si puo' dormire tre ore per notte e poi vedersi una media di 5 film al giorno. Sono vecchia io!).
A conti fatti, considerando i film in concorso che ho visto, se la giuria fosse composta da me, questi sarebbero i miei premi:
  • Leone d'oro: Redacted di Brian De Palma
  • Leone d'argento miglior regia: Nightwatching di Peter Greenway
  • Menzione speciale della giuria: La Graine e le Mulet di Abdellatif Kechiche
  • Coppa Volpi: Cate Blanchett e Martin Freeman
Considerando questa giuria, invece, immagino che De Palma non si beccherà niente. peccato, piaccia o non piaccia, Redacted è un film importantissimo!
Ma torniamo alla mia cronaca dei film visti:
  • Searchers 2.o di Alex Cox
    In Italia uscirà con il titolo "Benito Stefanelli... Morto" o qualcosa del genere. E' un filmetto che parte da una buona idea: due vecchie comparse/caratteristi di film western partono alla volta della Monument Valley al fine di dare una lezione allo sceneggiatore che li picchiò sul set quando erano bambini. E' ben scritto ed è molto, molto divertente. Un Kevin Smith più saggio, più westernofililo, con uno sguardo alla guerra in Iraq. Purtroppo risente di una parte centrale troppo dilatata che appesantisce la visione fino all'esilarante triello finale. Ideale per accaniti cinefili. la frase da ricordare: "Justice. Gas. Revenge"
  • Blade Runner: The Final Cut di Ridley Scott
    Che dire: mitico! La magnificenza del restauro, sopratutto sonoro, è impagabile. Lo schermo e l'atmosfera della Sala Grande è tutto ciò che si puo' desiderare per godersi cotanto spettacolo. Il Final Cut è praticamente uguale al Director's cut, ma vi assicuro che il lavoro di pulizia che è stato fatto è assolutamente perfetto. Rutger Huer in Conferenza Stampa sembrava un bambino nel paese delle caramelle e Daryl Hannah sembra più giovane di allora. Edward J. Olmos è meno butterato, ma sempre favoloso. La frase da ricordare non la dico perché sarebbe banale.
  • It's a free world di Ken Loach
    Non lo so, ma a me Ken Loach non mi ha mai fatto impazzire. E anche questo suo nuovo film, che va a toccare temi a me molto cari come il precariato e il suo impatto sulla vita di tutti i giorni e sull'etica della gente, non mi ha per niente convinto. L'involuzione del personaggio avviene troppo velocemente, la sceneggiatura è carente, si sviluppa poco il rapporto col padre e col figlio. Insomma, nel complesso diciamo NO. La frase da ricordare: "Guarda quanti soldi abbiamo e non paghiamo gli operai".
  • Cassandra's Dream di Woody Allen
    Woody, Woody, ma perchè? Ewan e Colin sono perfetti, ha trovato un'attrice protagonista da brividi. il soggetto era interessante. Due o tre momenti del film sono più che notevoli. Solo che il risultato è piatto, anonimo, senza cuore, ma con morale. Non so che dire. Parlare male di Woody mi fa sempre male quindi la pianto qui. La frase da ricordare: "la famiglia è la cosa più importante".
  • The Assasination of Jesse James by the Coward Robert Ford di Andrew Dominik
    Cronaca dei miei pensieri nei primi 20 minuti di visione: che bello quest'inizio di presentazione del personaggio. Fantastica la rapina notturna al treno. Bellissimo il lavoro di ricerca iconografica del genere western all'interno delle inquadrature. Potrebbe essere una grande cult. Si dai, che bello! Cronaca dei miei pensieri nei successivi 120 minuti di visione: no, basta! Ancora il carrello iniziale di sentieri selvaggi. No, basta! Le spine di grano ci hanno scassato. No, basta! Le nuvole che corrono veloci basta. Ancora la voce fuori campo... Quando finisce sto supplizio? Cronaca dei miei pensieri nei successivi 15 minuti di visione: ma perché questo bel finale non è stato sviluppato meglio, ma se togliesse 30 minuti, se non 40 a quella palla in mezzo, quanto ne avrebbe guadagnato? La frase da ricordare: tutta la canzone che canta Nick Cave in persona nel Saloon.
  • The Darjeeling Limited di Wes Anderson (anticipato dal cortometraggio Hotel Chevalier)
    Wes Anderson è un genio. Punto, non si discute. Questo film colorato, fracassone, superficialmente stupido, contiene tanti di quei temi, sottotemi, letture, divertissement, riflessioni colte, da far impoallidire Freud. Io lo consiglio vivamente a chiunque e sopratutto consiglio vivamente di vedere il cortometraggio Hotel Chevalier prima della visione del film nel sito ufficiale del film www.darjeelinglimited-movie.com (Natalie Portman nuda). La frase da ricordare: "Don't tell to NOME DI UN FRATELLO A CASO".
  • The Hunting Party di Richard Shepard
    Il film si colloca nel calderone "star mosse da buone intenzioni" insieme a Blood Diamond, Bordertown, Amore senza confini and so on. Qui Richard Gere va a caccia dei criminali di guerra serbi. Non ho altro da aggiungere su questo noioso e superficiale argomento. La frase da ricordare: "Donuts was not real".
  • La Fille coupée en deux di Claude Chabrol
    La mia amica Paola, che ama Chabrol, l'ha trovato manieristico, bolso, stanco. Il Conte, che ama Chabrol ma non è il suo preferito, lo ha trovato un capolavoro. Per me non hanno ragione nessuno dei due. E' un ottimo film che ha delle cose da dire sui rapporti, sull'arte, sull'oggi. Il finale è straordinario, geniale (su questo io e il Conte concordiamo). E poi Ludivine Seigner a quattro zampe, con reggicalze e coda da pavone... non ha prezzo! La frase da ricordare: "Non mi sento umiliata ne ridicolizzata"
  • La Zona di Rodrigo Plà
    Un'opera prima di un regista messicano. Il Messico va alla grande. Se questa è un'opera prima, ragazzi, teniamo gli occhi su sto ragazzo. Ottimo soggetto, anche se non propriamente originale (ma in Messico zone come quelle esistono) e un gran finale. La frase da ricordare: "Voglio andare con papà"
  • La ragazza del Lago di Andrea Molaioli
    Finalemente un buon film italiano. Niente per cui strapparsi i capelli, ma è ben recitato, ha un suo ritmo, ottimi personaggi, contorno appropriato. Insomma un gran bel lavoro con un Toni Servillo è sempre più bravo. Si, è vero, a volte era un po' fiction, ma almeno di quella buona: una sorta di incrocio tra Twin Peaks e Montalbano. Io mi sono pure commossa. la frase da ricordare: "hai visto? Ti ha sorriso".
  • I'm not There di Todd Haynes
    Capolavoro! Un lavoro filologico pazzesco sui testi di Dylan. Una ricerca sulle immagini onirica, lisergica, visionaria, ma contemporaneamente concreta e solida. Per citare Chabrol, qui Bob Dylan è l'artist coupée en six. Cate Blanchett è straordinaria e si meriterà per sempre il mio amore incondizionato. La frase da ricordare: "How do you feel?"
  • Il Dolce e l'Amaro di Andrea Porporati
    Un film di cui non si sentiva l'esigenza, ma che tutto sommato si lascia guardare grazie al tocco leggero e privato che Porporati mette in questa classica storia di Mafia già vista e rivista. La frase da ricordare: "Sono di Partinico posso fare la traduzione".
  • La Graine e le Mulet di Abdellatif Kechiche
    Difficile parlare di questo film. Da una parte rappresenta il cinema che non mi piace, ovvero quello che mette una macchina da presa sugli attori, tutti parlano, parlano, parlano. Dall'altra però Kechiche qui ha saputo riprodurre il mondo, partendo da un piccola fetta di mondo, dove vive una famiglia, che a sua volta è composta da altre famiglie, che a loro volta sono fatte di individui. C'è un  gran lavoro lavoro dietro alla volontà di parlare di questa famiglia franco-magrebina. I dialoghi intorno alla tavola, la preparazione del couscous di pesce, il mondo del lavoro che rifiuta vecchi e francesi. C'è tanto e andrebbe analizzato bene. Intanto è il favorito al Leone d'Oro. La frase da ricordare: "dove sono i grani?"
  • Sukiyaki Western Django di Miike Takashi
    Paolo Mereghetti l'ha definito: "un lavoro intellettuale e infantile". Non posso che riportare queste sue parole. Aggiungerei che è divertente da morire, il prologo è da antologia (e andrebbe assolutamente visto in lingua originale), gran finale, facce meravigliose, costumi pazzeschi e solita regia da inchini mortali carpiati. Però si tratta di un puro divertissement fuori tempo massimo, in quanto tarantino ci ha già assuefatto. Se fosse arrivato prima di Kill Bill... chissà... La frase da ricordare: "Since now, call me Henry VI"
  • Tim Burton's the nightmare before Christmas 3-D
    Vederlo in sala grande è stata una vera emozione, ma secondo me il 3D ha distrutto la pellicola. E' fico, per carità, ma i colori sono più spenti e anche il montaggio è stato cambiato,  facendo perdere molto fascino al film (e anche molti brividi: la scena nella tana del bau bau mi è sembrata più corta e meno paurosa). Comunque è fico da provare. La frase da ricordare: "Sandy Klaus".
  • Le ragioni dell'aragosta di Sabina Guzzanti
    Io sono una di quelle che guardava ad Avanzi come ad una religione. Lo idolatravo. Non sono dunque lucida su questo film che mi ha divertito, commosso, fatto spanciare e sopratutto mi ha fatto provare quella sensazione che si sente quando riascolti la canzone legata al primo amore. Poi, lucidamente, siamo sempre li, poteva essere meglio, ma invece no. La frase da ricordare è tutto il monologo sul brodo di Pierfrancesco Loche: brividi!
  • Mad Detective di Johnnie To
    Ecco il film a sorpresa. Piacevole sorpresa direi. Gran film, gran noir, gran finale. Magistrale finale. Non è il moglior To, non è il più poetico, non è il più epico. Tutt'altro. E' un film umanista, realista,  fatalista, anche se parla di un detective con poteri sovrannaturali. Geniale e da non perdere. La frase da ricordare: "perchè no, anch'io sono un essere umano".
  • L'ora di punta di Vincenzo Marra
    Il film italiano da deridere di questo festival. E durante la proiezione stampa lo si è fatto davvero: risate, schiamazzi, applausi alle espressioni di Michele Lastella, fischi, buu e pure spernacchi (il mio). Mi hanno detto che non è stato niente in confronto alla proiezione di Ovunque Sei di Michele Placido, ma io mi son ben divertita. Un film indegno, girato in stile Incantesimo, recitato male (fuorchè la Ardant chhe comunque non da il meglio di se), con i dialoghi più brutti dell'universo. Grazie Marra, mi hai fatto divertire. La frase da ricordare: "Francese?"
  • Cristovao Colombo - O Enigma di Manoel De Oliveira
    99 anni e dimostrarne non più di 70. Che enigma che è Manoel De Oliveira? Fa un film all'anno se non due, sembra ringiovanire e ora si mette pure di fronte alla macchina das Presa, con moglie e figli per cercare le origini storiche di Cristoforo Colombo. Una reale esigenza, ma anche un pretesto per raccontare una storia di emigrazione, per ragionare sull'evoluzione del secolo scorso: siam partiti dalla valigia di cartone per arrivare, all'interno di una sola vita, al test del DNA. Che belle le ambientazioni nelle varie epoce, e che bella l'idea del(l'anima del) Portogallo che sta a guardare. La frase da ricordare: "solo noi italiani siamo capaci di farci mettere i piedi in testa in uesto modo. Quando uno è vecchio deve andare in pensione" pronunciata all'uscita della sala grande da una signora ingioiellata
  • Nightwatching di Peter Greenway
    ME-RA-VI-GLIO-SO! Un film ambientato in un quadro di Rembrandt, su un quadro di Rembrandt, a proposito della vita di Rembrandt. Roba in cui Greenway sguazza come un pisello nel suo baccello. Mettici pure un Martin Freeman in stato di grazia (con pisello -appunto- di fuori e pancetta) e il gioco è fatto. Due ore e un quarto e non sentirle. Davvero bello. Potrebbe essere un candidato al Leone d'oro e vista la giuria lo dare quasi come favorito. La frase da ricordare: "ho visto l'oscurità"
Fine - The End - Fin
una bomba della cicciobomba sarathehutt sganciata alle 16:54 | link | commenti (19)
per la serie: cinema, venezia
01/09/2007

Verso un nuovo linguaggio

Prima di partire per Venezia parlavo con un'amica a proposito del fatto che ci sembrava mancasse una vera linea editoriale del Festival. La scelta degli autori e dei film in concorso, delle retrospetive, e degli eventi speciali ci sembrava non seguisse un filo logico. Mi devo ricredere.
Muller ha ancora una volta visto lontano e ci ha confezionato una bella occasione per riflettere sui cambiamenti del linguaggio cinematografico, sul ruolo della sessualità nei comportamenti umani e sulla rappresentazione che l'uomo fa di se, il tutto unito dall'uso, innovativo e non, delle immagini digitali, dei video, dei telefonini, della parola scritta.  Ovvero quello che mi piace definire come il vero grande scontro generazionale dell'oggi. Il film più rappresentativo da questo punto di vista è Redacted di Brian De Palma (il mio Leone d'Oro, ho già deciso), ma anche Sleuth, In the Valley of Elah, Micheal Clayton e persino Espiazione ne sono un buon esempio.
Ma continuiamo con il resoconto delle mie visioni. Ieri mi ero fermata a Sleuth.
  • Django di Sergio Corbucci
    Finalmente parte la rassegna dull'western all'italiana. In conferenza stampa Sergio Donati e Tonino Valerii mi hanno fatto davvero divertire cn il loro entusiasmo e la loro logoroica voglia di racontare aneddoti e esperienze su quei set, sul rapporto con Leone , sulla povertà dei mezzi. Prima della proiezione di Django, Franco Nero e la moglie di Sergio Corbucci hanno detto alcune parole, evidente emozionati e pieni di amore per questo film amato in tuto il mondo. Il pubblico compresa Vanesa Redgrave, urla e applaude. Emozionante. La frase da ricordare: "lo diceva sempre mio marito che ad un festival ci sarebbe andato solo da morto"
  • Preparati la bara di Ferdinando Baldi
    E' il seguito di Django con Terence Hill al posto di Franco Nero. L'inizio è un po' faticoso, ma nella seconda parte diverte e molto. Urla, tifo da stadio e applauso liberatorio sulla carneficina finale. La frase da ricordare: "Stai chiedendo troppo"
  • Micheal Clayton di Tony Gilroy
    Il maGnifico George recita, lo sceneggiatore della serie Bourne dirige, producono lo stess Clooney, Sodenbergh e Antony Minghella. What else? Noioso, borioso, vecchio e stantio: un perfetto lunedì sera di Canale 5. Mi sembrava Il Caso Pelican incrociato a Erin Brockovich, tagliato delle parti avvincenti e/o divertenti. Che Clooney voglia essere la Roberts? Lui comunque resta : è bravo, ma niente di più. E il long take finale, che qualcuno ha voluto paragonare a quello della Garbo in La Regiona Cristina (??), sembra messo li apposta per allungare le mani sulla Coppa Volpi. Che noia. La frase da ricordare? Ce n'era qualcuna degna di nota, ma ero troppo intenta a sbadigliare per avere voglia di appuntarmela
  • Redacted di Brian De Palma
    Qualunque cosa vedrò da ieri in poi questo sarà il mio Leone d'Oro. E' un film importante, gigantesco, da studiare. Nessun piano sequenza. Nessuna pippa cinefila. Solo un urlo di rabbia sul presente, su quello che sta facendo l'America a se stessa, attraverso uno sguardo digitale interno, europeo e iracheno. E duro, è esagerato e questa è la sua forza. E' un urlo di rabbia verso il regista e il cinema che non riesce più (o non sa più) raccontare la realtà. E' un mockumentary che riesce a usare correttamente (finalmente) anche il linguaggio della rete, dei telefonini, di YouTube. In molti lo hanno liquidato come Vittime di Guerra ambientato in Iraq, ma è molto di più. Perchè è cambiato tutto, ma non è cambiato niente da allora e la storia, anche del cinema, non ci ha insegnato niente e nesuno ha voglia di farsi raccontare a casa propria quello che davvero succede "over there". La frase da ricordare: "Give me a smile"
  • Nessuna qualità agli eroi di Paolo Franchi
    Paolo Franchi, laureato in psicanalisi dell'arte, confeziona un film per esorcizzare i suoi fantasmi. Si crede l'Haneke di Niente da Nascondere, a cui copia anche un paio di inquadrature, ma finisce per  sbagliare completamente il tiro. Bravi gli interpreti (Elio Germano è sempre più bravo), ma la messa in scena e la sceneggiatura sono totalmente sbagliati e mancano di verosimiglianza. Tutto da rifare. Resta la felicità di rivedere Irene Jacob e la (posticcia) erezione di Germano che comunque ha fatto parlare di se. La frase da ricordare: "il cunilingus è la ricerca dell'origine" detta da Franchi in conferenza stampa
  • L'Histoire di Richard O di Damien Odoul
    Orrendo. Credo che odoul volese racontare la sessualità post-aids e post-deriva dei generi sessuali, ma il risultato è una serie continua di rapporti sessuali non veramente legati da una trama. Un film porno insomma. Anche se l'attore ce lha piccolo. L'amplesso migliore è quello zen, che almeno fa ridere. La frase da ricordare: "prendimi come una cagna"
  • In the Valley of Elah di Paul Haggis
    Nessuna scemenza alla Crash con protagonisti che si incrociano, ma una solidissima sceneggiatura (che trova la sua forza anche nelle scene telefonate), con un Haggis, finalmente, anche regista sicuro. E' lo stesso film di De Palma, affronta lo stesso tema, e contiene le stesse paure, ma con un linguaggio tradizionalmente hollywoodiano. E' bello, è coinvolgente e Tommy Lee è immenso. Anche Charlize è finalemente brava. La poetica della bandiera farà stocere il naso a molti, ma per una volta non si tratta di una sboronatura patriottica, ma un grido d'aiuto per trovare un equilibrio tra la vecchia guardia e le nuove generazioni, tra i media e la realtà, tra il coraggio e la paura. Aridatece questa Hollywood. La frase da ricordare: "Sorry if I lied"
Altri film, qui al lido, ma oggi non ho resistito e sono corsa in Sala Grande a godermi Blade Runner, perdendomi Rhomer mannagia. Quante lacrime... nella piogga!

Piccolo spazio auto-pubblicità: il mio resoconto giornaliero su Nouvelle Vague
una bomba della cicciobomba sarathehutt sganciata alle 19:29 | link | commenti (12)
per la serie: cinema, venezia
31/08/2007

Lussuria, lussuria, lussuria

Ragazzi, il Festival quest'anno è tutto sesso e carnazza!
La qualità media e media, per ora, ma ci si diverte un sacco tra tette, culi, fiche e cazzi... si signori, anche cazzi finalmente!
Le palle di Tony Leung sono all'altezza del suo fascino, Elio Germano, se quella non è una protesi, è davvero ben messo, mentre il francese Mathieu Amalric lo usa di più (troppo, direi) e per davvero, ma ce l'ha proprio piccolo! Purtroppo George non si toglie neanche la camicia (cosa che avrebbe risollevato il publico dal torpore), mentre Sir Micheal Caine e Jude Law ci provano l'un con l'altro senza quasi sfiorarsi (mannaggia).
Ma veniamo ai film... wow che scorpacciata, era da anni che non mi capitava più!
  • Kantoku banzai! (Glory to the filmmaker) di Takeshi Kitano
    Difficile parlarne. Un delirio lucido e triste sul regista, l'attore e l'uomo Kitano. Una riflessione sulle storie da raccontare, su come farlo e forse anche sul perchè. Un lavoro (quello del regista) che riduce il cervello a pezzi, l'uomo in pupazo e il pupazzo in uomo. I titoli di testa più belli fin qui visti. Assolutamente da rivedere. La frase da ricordare: "La prossima volta venga di persona".
  • Continental - A film without Guns di Stèphane Laffleur
    Un uomo scompare nella foresta e questo evento cambia la vita a molte altre persone: che palle! Sono uscita prima... La frase da ricordare: "per me si può anche uscire" detta dal mio amico Davide a me medesima.
  • Se, Jie (Lust, Caution) di Ang Lee
    Bello, sensuale, Tony Leung, avvincente, erotico, Tony Leung nudo, una scena di seduzione durante una cena davvero da brividi. Eppure non ci sono entrata, non ho pianto sebbene ce ne sarebbe stato ben donde. Comunque prevedo che Tang Wang diventerà la prossima fidanzata dell'anno di Ohdaesu. La frase da ricordare: "Mi cambio il vestito" "No, lascialo"
  • Sleuth di Kenneth Brannagh
    Jude nel ruolo che fu di Micheal, che a sua volta interpreta il ruolo che fu di Laurence... che delirio! Brannagh dirige il remake de Gli insospettabili del 1972 di Joseph L. Mankiewicz, scritto da Harold Pinter che ha dichiarato di non aver nemmeno visto il film. A sorpresa gli attori non vestono abiti elisabettiani, ma anzi si muovono in uno spazio ultratecnologico e futurista. La scenografia e la musica sono immesi, Sir Micheal di più. Jude è un pischello e ormai forse non si farà neanche più . A molti non è piaciuto, io mi sono divertita nella prima parte, poi Brannagh sbrodola e fa riemergere il suo solito e compiaciuto ego. La frase da ricordare: "strange people the italians, they don't like culture"
sarathehuttQualunque amico blogger sia o venga al lido (hey, Noodles, parlo anche con te), please, fatevi riconoscere!
Mi trovate tra il palalido e il casinò (per andare sul sicuro, direi alle proiezoni mattutine al palalido), ho il pass giallo e questa (brutta) faccia qui a fianco...
Buona visione!

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una bomba della cicciobomba sarathehutt sganciata alle 20:39 | link | commenti (8)
per la serie: cinema, venezia
29/08/2007

Latitanza e ritorni... da festival

Dopo un mese di mare, eccomi di nuovo al mare, anzi in laguna!
Dopo le prime 24 ore veneziane i film visti sono tre:
  • Per un pugno di dollari, di Bob Robertson
    Bob Robertson ha centrato un buon film, decisamente un ottimo esordio. Diciamo che potrebbe inaugurare un nuovo genere :-) La frase da ricordare: "quando un uomo con il fucile incontra un uomo con la pistola, quello con la pistola è un uomo morto".
  • Rec, di Jaume Balaguerò/Paco Plaza
    Rec invece è una nuova incursione nell'horror di Balaguerò che rinuncia a tutta la sua presunzione e confeziona uno zombie/possesion/cluastrofobic movie dalla soggettiva di una telecamera digitale televisiva. Ottima idea, forse più buona per un corto o mediometraggio, che non per un lungo, ma gli spaventi ci sono, anche se telefonati e anche qualche sana risata da eccesso di urla sullo schermo. La frase da ricordare: "Osti, Pablo!"
  • Espiazione (Atonement), di Joe Wright
    Keira Knightley è proprio tanto secca. E' malata e ha bisogno di mangiare. Per espiare qui diventa infermiera. Vi dirò, il film è patinato, soffre di scivoloni patetici qua e la, la seconda parte scade nel classicone già visto, ma io mi son commossa. Forse anche per la bravura degli interpreti, tutti con la faccia  giusta, o per la formale e geometrica regia di Joe Wright che centra alcune inquadrature davvero eleganti e un lungo piano sequenza che entra ed esce dalla soggetiva del protagonista davvero da brividi (anche se la messa in scena è un po' troppo... tronfia). La frase da ricordare: "In my dreams. I eat your cunt. Your warm and wet cunt".
Ed è solo l'una... oggi pomeriggio Kitano e stasera Ang Lee. Dura la vita del festivaliero

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una bomba della cicciobomba sarathehutt sganciata alle 13:24 | link | commenti (9)
per la serie: cinema, venezia